L’IOH rappresenta un rischio per tutti i pazienti chirurgici
Nonostante le numerose evidenze che associano l’ipotensione intraoperatoria a esiti clinici sfavorevoli, la sua prevalenza rimane elevata nelle diverse popolazioni di pazienti chirurgici.
Anche brevi episodi di ipotensione intraoperatoria (IOH) possono causare danni permanenti
L’ipotensione intraoperatoria (IOH) rappresenta un grave problema di salute pubblica.1
Quando la pressione arteriosa diminuisce, il rischio aumenta
L’ipotensione intraoperatoria (IOH) è un effetto indesiderato frequente dell’anestesia generale ed è associata a un aumento del rischio di esiti clinici sfavorevoli per il paziente.2-3 L’IOH è spesso un indicatore tardivo di instabilità emodinamica4 e costituisce un importante fattore di rischio che, se non trattato, può causare gravi complicanze.
Sebbene l’IOH sia comune nei pazienti sottoposti a chirurgia non cardiaca, numerosi studi dimostrano che è strettamente associata a un aumento del rischio di danno miocardico dopo chirurgia non cardiaca (MINS), danno renale acuto (AKI) e mortalità.2,5,6 I rischi associati all’IOH aumentano con la gravità dell’ipotensione.1,2
L’IOH è comune e le conseguenze possono essere gravi.
L’IOH rappresenta un rischio per tutti i pazienti chirurgici
Nonostante le numerose evidenze che associano l’ipotensione intraoperatoria a esiti clinici sfavorevoli, la sua prevalenza rimane elevata nelle diverse popolazioni di pazienti chirurgici.
L’88% dei pazienti sottoposti a chirurgia non cardiaca presenta ipotensione intraoperatoria per almeno un minuto.*7
Il 29% dei pazienti presenta IOH per almeno 15 minuti nelle strutture che praticano anestesia in regime ambulatoriale, dove i pazienti sono generalmente considerati a basso rischio.**8
*Ipotensione definita come almeno 1 min di MAP <65 mmHg.
**In uno studio osservazionale condotto su 127.095 pazienti sottoposti a chirurgia non cardiaca non d’urgenza in strutture che praticano anestesia in regime ambulatoriale, in cui l’ipotensione è definita come MAP <65 mmHg.
Anche i pazienti chirurgici a basso rischio possono andare incontro a gravi conseguenze.
Il danno dipende dalla gravità e dalla durata dell’ipotensione intraoperatoria.1
Numerosi studi dimostrano che l’ipotensione intraoperatoria è strettamente associata al rischio di danno d’organo terminale, tra cui danno miocardico dopo chirurgia non cardiaca (MINS), danno renale acuto (AKI), delirium e mortalità.2-5
L’esposizione a MAP inferiori è associata a un aumento del rischio di lesione miocardica dopo chirurgia non cardiaca (MINS) e mortalità a 30 giorni.3,5
L’AKI non è associato solo a esiti insoddisfacenti e a una maggiore durata della degenza, ma può anche aumentare i costi di ricovero ospedaliero, compresi tra 9.146 e 49.320 dollari.6
I pazienti generalmente considerati a basso rischio sono comunque suscettibili alle complicanze avverse associate all’IOH, compresi i pazienti più giovani (18-39), i pazienti con stato fisico ASA inferiore (ASA II) e i pazienti sottoposti a procedure più brevi.4,8,9,12
In uno studio retrospettivo multicentrico condotto su oltre 300.000 interventi di chirurgia non cardiaca, non è stata identificata una soglia di ipotensione intraoperatoria apparentemente sicura.4
Profondità e durata sono fattori importanti
L’ipotensione non è soltanto comune: anche i pazienti sottoposti a chirurgia non cardiaca presentano episodi di durata significativa. La gravità e la durata dell’ipotensione sono direttamente correlate all’entità del danno per il paziente, rendendo fondamentali il rilevamento precoce e l’intervento tempestivo.
*In uno studio osservazionale in cui l’ipotensione è stata definita come MAP <65 mmHg per ≥15 minuti cumulativi.
Esplora gli studi
Per un’analisi approfondita della correlazione tra IOH e rischio di esiti clinici avversi, si rimanda al seguente elenco di studi pubblicati.
L’ipotensione intraoperatoria è un fattore di rischio modificabile che può e deve essere ridotto.4,7,10
L’instabilità emodinamica è un fenomeno complesso, e basarsi esclusivamente sulle misurazioni della pressione arteriosa può comportare il mancato riconoscimento di segnali d’allarme o l’adozione di trattamenti inadeguati.
L’Anesthesia Patient Safety Foundation ha identificato l’instabilità emodinamica come un problema critico per la sicurezza del paziente, sottolineando la necessità di una gestione proattiva per prevenire i danni.11
La pressione arteriosa è il parametro surrogato più comunemente utilizzato per valutare l’instabilità emodinamica nel periodo perioperatorio, ma da sola non riflette la perfusione. Quando si manifesta l’ipotensione, la perfusione è spesso già compromessa.
Le evidenze dimostrano che solo il 50% degli episodi di instabilità emodinamica richiede esclusivamente un vasopressore12 – rendendo indispensabile identificare e trattare la causa alla base di ciascun paziente.
Data la variabilità delle cause alla base dell’ipotensione intraoperatoria nei diversi pazienti, è essenziale adottare un trattamento mirato e personalizzato, guidato dal monitoraggio emodinamico avanzato continuo.
E se fosse possibile prevedere e prevenire l’ipotensione?
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Lo studio EU HYPROTECT ha dimostrato che, nei pazienti monitorati utilizzando il software Acumen HPI™, l’incidenza, la durata e la gravità dell’ipotensione intraoperatoria erano ridotte*1
Ridotta incidenza di ipotensione
L’ipotensione è stata evitata nel 41% dei pazienti monitorati con il software Acumen HPI™, rispetto al 12% dei pazienti in altri studi in cui il software Acumen HPI™ non era stato utilizzato. *1,2
Breve durata dell’ipotensione
Per i pazienti di questo studio, l’ipotensione ha avuto una durata di circa 2 minuti, oppure l’1% della durata dell’intervento, rispetto ai 28 minuti registrati in un altro esteso studio multicentrico nel quale non è stato impiegato il software Acumen HPI.*1,2
Ridotta gravità dell’ipotensione
I pazienti monitorati con il software Acumen HPI™ hanno presentato un valore di TWA della MAP <65 mmHg molto basso, pari a 0,03. La TWA della MAP <60 mmHg è stata pari a 0.*1
*Studio osservazionale prospettico multicentrico, condotto su pazienti provenienti da 5 Paesi, sottoposti a monitoraggio con sensore per linea arteriosa Acumen IQ™, in cui l’ipotensione era definita come una MAP < 65 mmHg per una durata di >1 minuto.
Comprendere l’IOH nella pratica clinica
Kouz K, Garcia MIM, Cerutti E, et al. Intraoperative hypotension when using hypotension prediction index software during major noncardiac surgery: a European multicentre prospective observational registry (EU HYPROTECT). BJA Open. 2023;6:100140.
Shah N, Mentz G, Kheterpal S. The incidence of intraoperative hypotension in moderate to high risk patients undergoing non-cardiac surgery: A retrospective multicenter observational analysis. J Clin Anesth. 2020;66:1-12.
Wijnberge M, Geerts BF, Hol L, et al. Effect of a machine learning-derived early warning system for intraoperative hypotension vs standard care on depth and duration of intraoperative hypotension during elective noncardiac surgery: the HYPE randomized clinical trial. JAMA. 2020;323(11):1052-1060.
Maheshwari K, Shimada T, Yang D, et al. Hypotension Prediction Index for prevention of hypotension during moderate- to high-risk noncardiac surgery. Anesthesiology. 2020;133(6):1214-1222.
Tsoumpa M, Kyttari A, Matiatou S, et al. The use of the Hypotension Prediction Index integrated in an algorithm of goal-directed hemodynamic treatment during moderate- and high-risk surgery. J Clin Med. 2021;10(24):5884.
Grundmann CD, Wischermann JM, Fassbender P, et al. Hemodynamic monitoring with Hypotension Prediction Index versus arterial waveform analysis alone and incidence of perioperative hypotension. Acta Anaesthesiol Scand. 2021;65(10):1404-1412.